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La chirurgia protesica dell'anca nei paesi in via di sviluppo

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Dopo anni di attività nel campo della chirurgia ortopedica pediatrica, ha iniziato vari programmi di supporto della chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio nei paesi in via di sviluppo.

Perché avete iniziato un programma di supporto della chirurgia protesica?
La chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio rappresenta una grande risorsa clinica per i chirurghi ortopedici.
Attraverso questi interventi, sostituendo completamente un’articolazione resa inservibile da un processo patologico, è possibile riportare al cammino normale un paziente altrimenti zoppo per tutta la vita. Questa chirurgia, diffusa nel mondo occidentale da più di 30 anni è ancora quasi completamente sconosciuta nei paesi poveri, soprattutto a causa della complessità dell’intervento e dell’alto costo degli impianti.

In quali paesi operate e a quali pazienti si rivolge il vostro intervento?
Lo scorso anno abbiamo operato in Guyana Inglese. Adesso ci stiamo organizzando per operare in Albania. I paesi in cui questi interventi sono estremamente necessari sono i paesi poveri, comunque in condizioni migliori del così detto “terzo mondo”, perché i pazienti candidati a questo tipo di intervento sono adulti o anziani che a causa di displasia, traumi, artrosi grave o altre malattie infiammatorie abbiano sviluppato la distruzione di una articolazione.
Nel “terzo mondo” questi interventi sono meno necessari perché la popolazione non invecchia, e là infatti, abbiamo esportato chirurgia ortopedica pediatrica.


Cosa prevede il programma di supporto alla chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio?
Un primo scopo è rappresentato dall’operare pazienti che altrimenti sarebbero condannati all’infermità. Un altro scopo, altrettanto importante è insegnare la chirurgia protesica a medici locali, che con il tempo possano rendersi autonomi ed eseguire questi interventi senza il nostro aiuto. In Guyana ad esempio, abbiamo eseguito 25 protesi d’anca affiancati da un equipe di ortopedici locali. Questi chirurghi, nell’arco di 3 missioni svolte la scorsa primavera si sono gradualmente autonomizzati e quando siamo partiti erano in grado di fare questi interventi autonomamente.


Quali difficoltà avete incontrato nell’eseguire una protesi d’anca in uno di questi paesi?
L’intervento in se non è l’aspetto più complicato. E’ infatti una procedura standard che eseguo abitualmente in Italia. Risulta complicato eseguirlo assistito da personale completamente inesperto alla procedura, almeno le prime volte. Ho meno strumenti a mia disposizione. Inoltre, se succede qualche imprevisto, i mezzi per rimediare sono assai scarsi. Bisogna affidarsi al buon senso e all’esperienza. Più di una volta ho dovuto applicare tecniche di “salvataggio” che avevo visto fare al mio maestro, il Professor Scaglietti, più di 35 anni fa a Firenze, e che grazie alla presenza della tecnologia nelle nostre sale operatorie non sono quasi mai necessarie.


Quali risultati avete ottenuto?
L’anno scorso, grazie ad un programma di riabilitazione su base comunitaria finanziato dall’Aifo, in 3 missioni abbiamo operato 25 pazienti di protesi all’anca in Guyana. Il programma è stato un grosso successo dato che precedentemente, altre equipe di medici provenienti dagli Stati Uniti non avevano nemmeno iniziato ad operare, scoraggiati dall’organizzazione delle sale operatorie. Sicuramente, l’arte di arrangiarsi e lo spirito latino propri della mentalità italiana ci hanno permesso di riuscire dove altri si erano arresi….
Inoltre, anzi soprattutto, abbiamo insegnato ad impiantare protesi d’anca ai chirurghi locali, così i frutti del nostro sforzo non si sono esauriti alla nostra partenza, ma continuano tuttora con ottimi risultati. Sono in contatto con il dott. Del Toro, primario dell’ospedale di Georgetown, dove abbiamo operato, che mi informa di tanto in tanto della sua nuova attività nel campo della protesi d’anca.


Quali programmi sono i programmi futuri in questo settore?
Abbiamo in programma di andare ad operare in Albania. In questo paese la displasia dell’anca, una temibile deformità congenita presente anche nel nostro paese, è estremamente diffusa e provoca nell’età adulta quadri clinici anche drammatici che necessitano di impianti protesici.
Ci siamo recati già 3 volte a Tirana. Abbiamo visionato un ospedale adatto, e parlato con i colleghi ortopedici del luogo che mi sono sembrati molto motivati a collaborare e ad imparare ad impiantare le protesi. Nell’ultimo viaggio, ho incontrato anche il ministro della sanità Albanese, che ci ha promesso il supporto logistico, e soprattutto abbiamo iniziato le visite preoperatorie. In 3 giorni abbiamo valutato più di 120 pazienti, selezionandone 53 per l’intervento.
Rimane soltanto da risolvere il problema del supporto economico, dato che le protesi da impiantare sono molto costose ed il ministero della sanità albanese non riesce a farsi carico completamente della spesa. Spetta quindi a noi, risolvere quest’ultimo problema. Ci stiamo già muovendo sia attraverso canali istituzionali, che attraverso ditte private per ottenere i finanziamenti necessari. Sono comunque fiducioso, dato che negli ultimi anni, il supporto alle nostre attività non è mai mancato grazie alla sensibilità di tanti nostri amici.


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